I FUTURE MAKER

Sonia Gamba

“Sono uno tsunami. Non mi basta essere l’ondina che timidamente lambisce appena il bagnasciuga e poi si ritira. Io voglio andare oltre, riuscire ad arrivare un po’ più in là. Sono estremamente curiosa e vorace”.

“Sono uno tsunami. Non mi basta essere l’ondina che timidamente lambisce appena il bagnasciuga e poi si ritira. Io voglio andare oltre, riuscire ad arrivare un po’ più in là. Sono estremamente curiosa e vorace”.

 

“Sono uno tsunami”, esordisce Sonia, 24 anni e milanese doc. “Non mi basta essere l’ondina che timidamente lambisce appena il bagnasciuga e poi si ritira. Io voglio andare oltre, riuscire ad arrivare un po’ più in là. Sono estremamente curiosa e vorace. Voglio scoprire, confrontare, capire perché scoprire è meglio che sapere, capire è meglio che imparare. Forse è per questo che amo la fisica, questa meravigliosa scienza che cerca di descrivere il mondo”. Una passione che l’ha portata a laurearsi al Politecnico di Milano con una triennale in Ingegneria dei Materiali e Ingegneria Nucleare in magistrale. Una scelta, l’ultima, vissuta come controcorrente: “Spesso mi hanno detto che il nucleare è un settore di difficile applicabilità in Italia. Rispondo loro che credono troppo poco nel nostro paese, che si possono fare tante cose da ingegnere nucleare: si possono progettare i macchinari per la PET, studiare terapie antitumorali, costruire i rilevatori di fumo (già, il loro funzionamento è basato sul decadimento dell’Americio), e perché no, tentare altri percorsi. Per la tesi ho deciso di dedicarmi allo studio della fusione nucleare. Per questo ho svolto un anno di ricerca presso l’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL), in un dipartimento di fisica dei plasmi di prestigio internazionale che mi ha permesso di entrare in contatto con professori e studenti estremamente brillanti e creativi e con idee completamente ‘destandardizzate’ e dinamiche”.

 

La vita di Sonia non è solo l’amore per la fisica: “Pratico karatè da 14 anni, sono cintura nera e gareggio in competizioni nazionali e internazionali. Questo sport mi ha insegnato tantissimo: ho imparato la fatica, la disciplina, l’impegno incondizionato che ti fa alzare alle 5 del mattino per allenarti ma che poi ti porta a salire sul podio dei campionati italiani. E poi la musica, il pianoforte, uno studio frustrante talvolta eppure meraviglioso –le cose belle non sono mai semplici - che suono dai tempi del liceo, che ho studiato prima da privatista e poi alla Civica di Milano”.

 

Nonostante le esperienze già maturate, è la timidezza il primo ricordo di The Future Makers: “So che ci saranno 99 ragazze e ragazzi brillanti, innovativi, assolutamente “disruptive”. Eppure bastano cinque minuti insieme per sentirmi completamente a mio agio. So che se siamo lì, per ognuno di noi c’è un motivo, tutti abbiamo dentro una scintilla. E insieme, siamo un fuoco. Per quattro giorni mi sono sentita come se i miei sensi si fossero amplificati e intensificati. Ogni singola persona che è intervenuta, ogni ragazzo, ogni speaker, ogni membro del team BCG, mi ha insegnato qualcosa. Ho imparato che la superbia non serve ma che bisogna saper riconoscere le proprie capacità, che non so nulla ma che posso assorbire tutto. In quattro giorni siamo stati un unico grande team. Ci siamo impegnati a dare sempre più del 100% delle nostre capacità e questo ha permesso a tutti di spostare i propri limiti un po’ più in là. E ora, cosa resta? Resta più consapevolezza, più ambizione. Restano degli amici, delle possibilità, la voglia di fare qualcosa, di fare il futuro dell’Italia. Ora tocca a noi”.

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