I FUTURE MAKER

Piercarlo Serena

“Mi reputo un esploratore, di quelli che basta uno zaino, una cartina e una bussola, e tutto il resto è inutile. Sono cresciuto con i libri di Kerouac, Chatwin, London e Hemingway, tutti autori che hanno alimentato la mia voglia di partire e annotare qualsiasi cosa mi succeda nero su bianco”.

Lodigiano di nascita, vissuto per una vita nella campagna basso-lombarda, fatta di campi e nebbia. Dopo gli anni del liceo, Piercarlo Serena inizia senza esitazione Ingegneria Informatica al Politecnico di Milano.

 

“Un periodo tranquillo, fatto di studio e poche distrazioni. Ma dopo il primo anno di specialistica decido che è il momento giusto per intraprendere un cammino che progettavo da tempo: trasferirmi a Lisbona per due anni per un programma di Doppia Laurea. Città e stato nuovo, lingua sconosciuta, prima esperienza di vita da solo, una grande palestra che ha decisamente cambiato il mio modo di vedere le cose”.

 

Tornato in Italia, Piercarlo conclude la tesi e dopo un mese dalla laurea incontra il suo attuale socio aziendale: “Inizia quindi la mia avventura in Iterpro, società di consulenza sportiva e football intelligence, di cui sono attuale CTO e responsabile dello sviluppo informatico. Iniziano mesi frenetici, di duro lavoro, di nottate passate in ufficio, ma molto emozionanti e adrenaliniche, dove iniziamo a lavorare con importanti club di calcio italiani e stranieri. Mi ritrovo a dover imparare un lavoro, degli strumenti, una metodologia, da zero, in un ambiente che non può rallentare ma sei tu a dover stare al passo”.

 

È proprio durante il periodo post-laurea, quando ancora non aveva intrapreso la strada Iterpro, che Piercarlo è venuto a conoscenza del programma The Future Makers. “Quasi per caso, mentre spulciavo sul Career Service del Politecnico di Milano. Giusto per curiosità mi iscrissi all’evento di presentazione e, sempre per curiosità, decisi di inviare la mia application, rimanendo abbastanza sorpreso quando ricevetti risposta positiva”.

 

Una passione per il viaggio, non convenzionale e avventuroso. “Mi reputo un esploratore, di quelli che basta uno zaino, una cartina e una bussola, e tutto il resto è inutile. Mi piace viaggiare da solo, per entrare più in contatto con i posti che visito, per conoscere meglio le persone che incrocio durante i miei cammini e instaurare una relazione più autentica. Sono cresciuto con i libri di Kerouac, Chatwin, London e Hemingway, tutti autori che hanno alimentato la mia voglia di partire e annotare qualsiasi cosa mi succeda nero su bianco”.

 

Scout da una vita, da circa 20 anni. “Ho iniziato a 8 anni e una volta terminato il mio percorso ho deciso di mettermi in gioco come educatore, e ancora non ho smesso. È negli scout che ho imparato l’importanza dell’essere parte di una comunità, del lavorare in gruppo, del chiedermi sempre qualcosa in più. È qui che ho imparato a vedere la mia vita come una grande strada, fatta di piccoli e grandi traguardi, di salite e discese, di bivi dove fare delle scelte, ma sempre presente, davanti a te. Soprattutto, ho imparato a ‘lasciare il mondo un po’ migliore di come l’ho trovato’, a non pensare solo a me, ma pensare a quelli che verranno dopo di me, a spendermi per gli altri e a rimboccarmi le maniche per cambiare le cose che in questo mondo non vanno. E questo è stato lo spirito che ho trovato a The Future Makers: incontrarmi con altri 99 ragazzi e ragazze da tutta Italia riuniti con la stessa voglia di migliorare la nostra società, partendo da noi stessi. La voglia di essere comunità, di unire le forze, le competenze e le energie e iniziare tutti assieme questa salita. Prima ancora degli speaker e dei workshop fatti, è questo il pregio più grande e il ‘regalo’ che mi porto a casa da questa esperienza”.

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