I FUTURE MAKER

Mattia Zago

Nato a Verona 23 anni fa, per descriversi Mattia sceglie una metafora: “Se scatti una foto in automatico non hai davvero il controllo di quello che succede. In manuale, invece, tutto dipende da te, da come applichi le tue conoscenze per ottenere il risultato”.

“Sono un esploratore. La curiosità è qualcosa che mi porto dietro fin da piccolo. Ricordo ancora quando in prima elementare i miei genitori mi regalarono l’enciclopedia per ragazzi, un volume che presto avrei consumato a furia di sfogliarlo e leggerlo”.

 

Andare oltre la superficie, comprendere il motivo, la ragione delle cose è l’essenza di Mattia Zago. “Ho imparato che l’unico modo per migliorarsi è mettersi sempre in discussione, essere pronti a vedere con punti di vista differenti”. 


Nato a Verona 23 anni fa, nella famiglia di Mattia nessuno è venuto al mondo nella stessa città. Una diversità che, per lui, è qualcosa di unico e prezioso che aiuta a guardare il mondo da prospettive differenti cercando sempre il lato positivo delle cose. Milano è stata la naturale destinazione per il suo percorso universitario, per diventare indipendente in un luogo che fosse autenticamente immerso nella diversità. Lo stesso si può dire di Lisbona, città che Mattia ha scelto per il programma di doppia laurea in International Management e Marketing.


“Voglio continuare a crescere umanamente e professionalmente. Voglio che il mio tempo abbia valore per me e per gli altri, e questo mi spinge sempre ad alzare l’asticella delle mie aspettative”. Mattia cerca di mantenere sempre un approccio positivo, anche quando all’apparenza sembra che tutto gli remi contro. “Alla fine penso sempre che il risultato sia misurato nel lungo periodo e che questo, a sua volta, debba creare un impatto per me stesso e per le persone con cui entro in contatto”.


Tutto questo non sarebbe possibile se lasciato al caso. “Sono metodico in quello che faccio. Preferisco scandire il mio percorso in tappe ben precise, ma non dimentico di guardare sempre all’insieme”. Per descriversi sceglie la metafora della fotografia. Con lo scatto automatico, non si ha davvero il controllo di quello che succede. In manuale, invece, tutto dipende dal fotografo, da come applica le sue conoscenze per ottenere il risultato. Secondo Mattia, “Non puoi davvero capire la soddisfazione di vedere raffigurato esattamente quello che avevi pensato, fintanto che non ci riesci”. La scelta della metafora non è casuale. “Ho ereditato la passione per lo scatto da mio padre. Ricordo quando la sera dopo cena proiettava le diapositive scattate in qualche avventura passata. Ogni foto celava una storia, e forse proprio da lì è nata la voglia di usare le mie foto per raccontarmi. Fotografare mi permette di rallentare il ritmo della mia vita, immergermi in quello che mi circonda e trovare la mia dimensione”. 


Mattia racconta la sua esperienza alla prima edizione di TFM come una grande sorpresa. “Mi sono ritrovato, il primo giorno, in mezzo ai ragazzi più brillanti che avessi mai conosciuto. Tutti avevano qualcosa di unico da condividere”. E ricorda ancora oggi le parole di Andrea Guerra, che ha invitato tutti a imparare ad ascoltare con umiltà. “Gli stimoli che ho vissuto durante l’evento e poi con l’attività dell’associazione mi spingono a desiderare sempre di più da me stesso”.

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