I FUTURE MAKER
Antonio Sclocchi
“Curiosità insaziabile e passione per le nuove sfide: mi chiamo Antonio Sclocchi, ho 25 anni e sono un dottorando in fisica a Parigi. Al momento sono in trasferta a New York per un progetto di collaborazione internazionale di fisica statistica.
Sono davvero felice di farne parte: ho sempre sognato di diventare un uomo di scienza. Ho una laurea magistrale in Physics of Complex Systems, creata dal Politecnico di Torino in partnership con le università parigine e con prestigiose istituzioni a Trieste”.
Seppure legato alle sue città adottive, Torino e Parigi, la storia di Antonio comincia a Pescina, un paese sull’Appennino abruzzese, provincia L’Aquila. Fin da bambino, Antonio è entusiasta di imparare ed è molto portato per lo studio, il ragionamento e la comprensione. Si lancia in ogni nuova sfida con entusiasmo: con questo spirito a sette anni impara a giocare a scacchi da un anziano imprenditore newyorkese in pensione. “Nella tranquillità del paese ho potuto dedicare la mia adolescenza non solo alla scuola, ma anche all’attività fisica e alla musica, mia grande passione oltre la scienza. Ho studiato pianoforte per sette anni, ho diretto un coro parrocchiale, ho suonato l’organo nelle chiese e il basso tuba in una banda musicale con cui abbiamo tenuto concerti in Italia e all’estero”.
È durante gli anni di liceo scientifico che viene conquistato dalla bellezza profonda della fisica: in essa la matematica diventa il “linguaggio con cui è scritto il libro della natura”, per usare le parole di Galileo. Poi la svolta: Antonio viene selezionato per una summer school in fisica alla Princeton University. “Confrontarmi per la prima volta con persone e ambienti di eccellenza ha maturato in me la consapevolezza che con impegno, passione e ambizione si possono raggiungere orizzonti nemmeno immaginati. Così a 18 anni mi sono traferito a Torino per studiare Ingegneria Fisica al Politecnico e da lì la magistrale che mi ha portato fino a qui”.
Oggi vive a Parigi, dove lavora tra il laboratorio e l’École Normale, impara ogni giorno da persone straordinarie e multilinguismo e multiculturalismo sono la sua quotidianità. “Eppure la mia voglia di crescere e mettermi in gioco è sempre in crescendo: progetti come TFM sono il giusto stimolo per dare di più. Lì tra gli altri ragazzi si respirava l’adrenalina di chi vuole fare il futuro, la tensione di chi vuole costruire qualcosa. Penso spesso all’Italia perché le sono debitore della parte migliore di me e mi piacerebbe poterle restituire qualcosa. TFM ha lasciato in tutti noi ragazzi una straordinaria voglia di esserci per il nostro Paese”.
Oggi, la ricerca scientifica. Ma ancora non sa se vuole una carriera esclusivamente accademica. “Negli ultimi tempi ho avuto l’opportunità di dare sfogo alla mia curiosità intellettuale in un modo che è difficile catturare in poche parole: leggo di politica ed economia, ma anche di storia e psicologia; dedico le mie giornate alla fisica e alla scienza, ma le serate allo sport, che sia palestra, corsa, lezioni di tennis o di salsa. Il weekend potete trovarmi in un museo, all’opera, a fare sport in compagnia in giro per l’Europa, in un’escursione in montagna o a insegnare una ricetta della tradizione abruzzese a degli amici stranieri: il limite è solo la propria immaginazione”.