I FUTURE MAKER

Alessandro Panebianco

Racconta di sé attraverso tre oggetti: un bel libro con finale aperto, perché ama leggere e immaginare come continuerà la storia; un buon vecchio MP3, fidato compagno con cui ascoltare del sano rock; una grande valigia vuota, da riempire con ciò che riesce a imparare da ogni esperienza.

Racconta di sé attraverso tre oggetti: un bel libro con finale aperto, perché ama leggere e immaginare come continuerà la storia; un buon vecchio MP3, fidato compagno con cui ascoltare del sano rock; una grande valigia vuota, da riempire con ciò che riesce a imparare da ogni esperienza.

 

Porgi l’occasione all’uomo saggio, ed ei crescerà in saggezza: istruisci l’uomo giusto ed egli sarà sollecito ad imparare.” Questa massima sintetizza alla perfezione la filosofia di Alessandro Panebianco: porsi domande sfidanti e mettersi costantemente alla prova per cercare di rispondervi. Classe ‘93, nato a Voghera da genitori catanesi, si definisce scherzosamente “un buon mix di Sud, per creatività ed esuberanza, e Nord, per ordine e precisione”. Gli amici lo definiscono invece un “assetato di sapere” perché ama apprendere il più possibile (spesso cose “diversamente utili”) per piacere personale, ma allo stesso tempo non riesce a stare con le mani in mano.

 

“Per mantenermi durante gli studi ho lavorato come commesso in una nota catena di articoli sportivi, appassionandomi ai vari aspetti del business dello sport, dalla comunicazione del brand alla commercializzazione del prodotto. Contestualmente ho avuto la fortuna di fare il ‘mestiere più bello e infame del mondo’: l’arbitro di calcio. Un’esperienza di 6 anni che ha indubbiamente rafforzato il mio carattere, insegnandomi che ‘c’è una sola opportunità di fare lo stesso errore’… ormai una specie di mantra personale”. Se da un lato l’arbitraggio esige serietà, dall’altro lato l’esperienza di stage annuale in una multinazionale del giocattolo ha maturato in Alessandro la convinzione che un bel sorriso migliora la propria giornata e anche quella di chi ci sta intorno, aiutando a costruire sul lavoro un team appassionato e leale.

 

“Come detto, mi piace studiare: ho frequentato la triennale in Management a Pavia, ho fatto un master in Marketing del Made in Italy e a 24 anni mi sono laureato in magistrale a Milano in Management per l’Impresa, con una tesi sperimentale sulla relazione tra possesso dello stadio di proprietà e performance sportive nel calcio europeo. In mezzo a tutto questo, l’esperienza TFM ha rappresentato una tappa importante, che definirei quasi un azzardo, perché nella prima edizione non vi erano così tante informazioni sul progetto e sul reale significato di appartenere a questo network. Per me è sicuramente stato un sorprendente e meraviglioso salto nel vuoto”.

 

Oggi Alessandro riconosce nello sport una costante (o un’ossessione) del percorso di crescita. Infatti, si è spostato a Torino e si occupa dello sviluppo del licensing di uno dei club calcistici più importanti d’Italia. Per concludere, racconta di sé attraverso tre oggetti vitali: un bel libro con finale aperto, perché ama leggere e preferisce poter immaginare come continuerà la storia; un buon vecchio MP3, fidato compagno con cui ascoltare del sano rock; una grande valigia vuota, da riempire con tutte le cose che riesce a imparare da ogni esperienza.

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