I FUTURE MAKER

Alberto Moschi

“La prossima grande avventura inizierà dove e quando meno ce la aspettiamo. Una parola: serendipity”.

“Mi chiamo Alberto Moschi, ho 24 anni e da grande volevo fare il medico oculista. Ho deciso di iniziare così perché la mia vita è una successione di avvenimenti non pianificati che hanno cambiato la mia storia.

 

Sono un incorreggibile curioso, quel tipo di persona che si informa immediatamente di fronte a qualcosa di nuovo o che si interessa ai più disparati argomenti. Ho sempre amato scoprire cose nuove e l’avere vissuto con 14 persone diverse in 4 paesi negli ultimi anni ha sicuramente contribuito a soddisfare la mia fame di conoscenza. La musica e i viaggi completano la fotografia delle mie passioni”.

 

Fino all’età di 19 anni Alberto è vissuto a Modena, un ambiente che ha giocato un ruolo centrale nella sua formazione. “Come molte altre, si tratta di una terra di eccellenze imprenditoriali e culturali, che mi hanno trasmesso un forte senso di appartenenza verso la mia cultura. Vivendo oggi all’estero, questo sentimento è molto forte e mi porta a rappresentare con fierezza un Paese che ha tantissimo da offrire e al quale noi, nuova generazione di italiani, possiamo dare ancora di più”.

 

“Sin da bambino ho sempre avuto uno spirito ambizioso, tanto che alla fatidica domanda rispondevo che sarei diventato ‘un medico oculista per curare le persone cieche’. Traguardi spensieratamente importanti per un semplice bambino. Gli anni del liceo classico, il primo vero passaggio chiave: rappresentante di classe prima e d’istituto poi, ho esplorato le origini della cultura europea, iniziando al contempo a coltivare la voglia di allontanarmi dalla mia comfort zone, per mettermi alla prova con nuove realtà. Questo slancio mi ha convinto a intraprendere un percorso universitario in inglese in Economics and Management presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, affascinato dalla bellezza della città, incuriosito dalle diverse sfaccettature della materia e deciso a superare la sfida linguistica”.

 

Lungo il cammino di Andrea, molti sono stati i momenti di passaggio, spesso non preventivati ma - ripensandoci oggi - determinanti. Tra questi, i due mesi spesi in Indonesia nell’ambito di un progetto d’accelerazione d’impresa, lavorando a contatto con alcune aziende locali. “Trovarsi solo, immerso in una realtà così lontana e in un ambiente così differente, è stata un’esperienza di vita intensa e arricchente, che mi ha dato tantissimo dal punto di vista umano, rafforzandomi e insegnandomi la bellezza della diversità. Quindi la Spagna, nell’ambito del programma Erasmus+, e la Francia oggi, per perfezionare e concludere i miei studi. Tutti Paesi, questi, dove non avrei mai pensato di vivere, ma che in maniera differente mi hanno fatto sentire a casa. Ciò che accomuna queste esperienze è l’avermi messo alla prova e portato al di là dei comfort e delle certezze di partenza, fornendomi consapevolezza e aiutandomi a diventare una persona, credo, migliore. Gli insegnamenti che ho tratto sono gli stessi che mi hanno guidato a The Future Makers, un eccezionale percorso che raccomando vivamente ai tanti ragazzi motivati e di talento del nostro Paese”.

 

Un consiglio per i Future Makers? “Essere curiosi verso ciò che non si conosce, perché è solo così che si esploreranno nuovi orizzonti; saper vedere il lato positivo delle cose; vivere quello che ci capita con apertura mentale e senza preconcetti, perché la prossima grande avventura inizierà dove e quando meno ce la aspettiamo. Una parola: serendipity”.

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